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Omaggio a Tancredi 1

Omaggio a Tancredi 1

Numero Opera: 2501

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La massima libertà creativa nel mosaico è possibile solo quando si sia appresa perfettamente la tecnica: allora sarà naturale svincolarsi dalla rappresentazione di un soggetto per comunicare un’idea o una sensazione, sarà piacevole sperimentare materiali insoliti diversi da quelli della tradizione e sarà interessante caricare gli elementi che identificano il mosaico, ovvero le fughe e le tessere, di forza espressiva. Come accade nella pittura astratta che usa linee, segno e colore per trasmettere emozioni, così nel mosaico si userà la materia, suddivisa in tessere con varie forme, colori, spessori e accostamenti. Al terzo anno viene sollecitata la creatività degli allievi che si cimentano in forme bidimensionali e tridimensionali e, attraverso proposte e spunti dell’insegnante, ricercano un proprio linguaggio, una libera espressione tecnico-artistica. Ai marmi e smalti, usati precedentemente nel percorso di formazione, si aggiungono materiali inediti, presi dal quotidiano, manipolati e ricontestualizzati, si studiano le avanguardie e l’arte astratta del XX secolo, si ragiona sulle percezioni sensoriali sia nella visione ravvicinata del mosaico, che in quella a distanza. Nel 2014 si scelse di riflettere sull’arte di Tancredi (Tancredi Parmeggiani, 1927-1964, pittore tra i più sensibili e attenti degli anni Cinquanta). Nei suoi lavori si compenetrano struttura e astrazione, si muovono segni che scandiscono i ritmi della composizione. La sua pittura, stupefacente per la varietà di colori, motivi e tecniche, è stata tradotta in mosaico attraverso una particolare cura nello scegliere i materiali e nell’usare le tessere. Tancredi si concentrò sul punto e sulla linea come mezzi per descrivere lo spazio, l’emozione, la luce; indagò il movimento, il ritmo, la ripetizione di segni, colori e forme. La sfida nel trasformare la sua pittura in mosaico è stata quella di trasmettere la stessa profondità, leggerezza, emozione e coinvolgimento attraverso però l’uso di un’altra materia che è fisicamente pesante, annullandone il peso proprio grazie alle tecniche della composizione musiva. La bellezza del mosaico, rispetto ai dipinti da cui ha preso ispirazione, sta nella doppia visione: da lontano, dove gli elementi utilizzati si fondono, la superficie rivela il movimento e si evidenziano i punti di luce, e da vicino dove si apprezza la trama e la struttura, gli espedienti tecnici, la ricchezza della tessitura, la  giustapposizione dei colori, l’ampiezza e la disposizione delle fughe. Ciò che è stato scritto per la pittura di Tancredi vale anche per questo mosaico, dove il segno si tramuta in tessera: il “punto-colore-luce”, elemento compositivo essenziale, come unità infinitesimale, oppure disteso in trattino o in virgola, va a coprire lo spazio della tela con diverse gradazioni di intensità e di ritmo, “tali da costruire il principio di un movimento che va oltre la superficie”. È questa superficie compositiva che potrebbe espandersi all’infinito e non conosce fine a confermare che “arte è libertà” come professava Tancredi, e ciò vale anche per il mosaico.