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Omaggio a Tancredi 2

Omaggio a Tancredi 2

Numero Opera: 2502

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Questo mosaico dimostra come attraverso la conoscenza profonda della tecnica musiva sia possibile esprimere la massima libertà creativa. Gli insoliti materiali utilizzati potrebbero far sorgere il dubbio che l’opera non possa essere considerata un mosaico, eppure a guardare con attenzione si vedrà che nella composizione sono rispettate le regole proprie del mosaico e gli stessi materiali sono trattati come delle tessere, unità minime che avvicinate creano una rappresentazione, in questo caso astratta. Al terzo anno viene sollecitata la creatività degli allievi che si cimentano in forme bidimensionali e tridimensionali e, attraverso proposte e spunti dell’insegnante, ricercano un proprio linguaggio, una libera espressione tecnico-artistica. Ai marmi e smalti, usati precedentemente nel percorso di formazione, si aggiungono materiali inediti, presi dal quotidiano, manipolati e ricontestualizzati, si studiano le avanguardie e l’arte astratta del XX secolo, si ragiona sulle percezioni sensoriali sia nella visione ravvicinata del mosaico, che in quella a distanza. Nel 2014 si scelse di riflettere sull’arte di Tancredi (Tancredi Parmeggiani, 1927-1964, pittore tra i più sensibili e attenti degli anni Cinquanta). Nei suoi lavori si compenetrano struttura e astrazione, si muovono segni che scandiscono i ritmi della composizione. La sua pittura, stupefacente per la varietà di colori, motivi e tecniche, è stata tradotta in mosaico attraverso una particolare cura nello scegliere i materiali e nell’usare le tessere. Tancredi si concentrò sul punto e sulla linea come mezzi per descrivere lo spazio, l’emozione, la luce; indagò il movimento, il ritmo, la ripetizione di segni, colori e forme. La sfida nel trasformare la sua pittura in mosaico è stata quella di trasmettere la stessa profondità, leggerezza, emozione e coinvolgimento attraverso l’accostamento di materie nuove nell’ambito del mosaico, annullandone la natura e il peso grazie alle tecniche della composizione musiva. Se nella pittura infatti si usano linee, segni e colori per trasmettere emozioni, nel mosaico si userà la materia, selezionata per le sue qualità, suddivisa in tessere-moduli di varie forme, colori, spessori ed effetti luminosi. La bellezza del mosaico, rispetto ai dipinti da cui ha preso ispirazione, sta nella doppia visione: da lontano, dove gli elementi utilizzati si fondono, la superficie rivela il movimento e si evidenziano i punti di luce, e da vicino dove si apprezza la trama e la struttura, gli espedienti tecnici, la ricchezza della tessitura, la  giustapposizione dei colori, l’ampiezza e la disposizione delle fughe. La struttura del mosaico si espande all’infinito, è ritmo e molteplicità, non conosce fine a confermare che “arte è libertà” come professava Tancredi.